AULETTA

Aulecta, Olecte, la Olecta, Auleta, Alecta, Goletta, Auletta. Università autonoma fino alla sua elevazione a capoluogo di Comune. Il vecchio abitato era al di 1à del Tanagro. Da Salerno 67 km.

 Borgo del Parco del Cilento e Vallo di Diano che sorge su un colle a poca distanza dalla riva destra del fiume Tanagro.
Secondo la maggior parte degli studiosi, il suo nome sarebbe da collegare a quello di Auleto, compagno di Enea per cui si pensa che il paese sia sorto inizialmente, come luogo di sosta e di ristoro per chi attraversava la strada che da Paestum portava a Vallo di Diano.
Importante ricchezza per il paese sono le aree naturali dei Monti Alburni, del Monte San Giacomo, del fiume Tanagro e della Grotta dell’Acqua.
Auletta vanta anche un interessante centro storico, al quale si accede da tre porte: Porta Castello, Porta del Fiume e Porta Rivellino. Da visitare sono il Castello risalente al XII secolo e la Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Mira che custodisce una reliquia del patrono del paese, San Donato di Ripacandida.
A novembre si tiene la rinomata fiera di Santa Caterina, appuntamento annuale per i commercianti di bestiame. Gli aulettesi organizzano molte sagre dedicate ai prodotti tipici dell’agricoltura locale, come quella del fusillo a giugno e quella dell’uva nel mese di ottobre.

VEDUTA DEL BORGO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

SCORCIO DEL CENTRO STORICO

IL LUOGO DEL MASSACRO DEL 1861

CHIESA DI SAN NICOLA DI MYRA

SCORCIO DEL BORGO

LE GROTTE DI AULETTA PERTOSA

LE GROTTE DI AULETTA PERTOSA

IL CASTELLO SCANDERBEG

IL CASTELLO SCANDERBEG

LE GROTTE DI AULETTA PERTOSA


 Nel territorio di Auletta sono state rinvenute finora sei epigrafi latine. La più antica pergamena pervenutaci che dice di Auletta è del 1095. Trattasi dell’inedito diploma di Raynaldo o Raynolfo, signore di S. Agata, che con il figlio Gioele, dona alle chiese della SS. Trinità e del beato apostolo Pietro di Olivola due terreni, di cui si enumerano i confini. Nel 1097, Gioele, «filio Raynoni Rittonis», donò pro anima alle predette chiese quarantatre terreni presso Auletta, Castelluccio, ecc. Nel 1121, il comestabile Gioele, che «sentiva» di essere prossimo a morire, donò, unitamente al figlio Riccardo, signore di S. Agata, alla chiesa di S. Pietro Apostolo oliveti e selve presso Auletta con la città di Sant'Agata, confermando la donazione fatta dal padre. Nel 1131, Nicola, conte del principato, figlio del conte Guglielmo, nel confermare quanto aveva concesso il padre alla chiesa di S. Maria di Pertosa, estese la concessione pro anima ai vassalli dipendenti dalla chiesa, concedendo anche il diritto di pesca nel fiume di Auletta con l'obbligo, però, di portare ogni Pasqua «NOSTRE CURIE ARIETES DUOS».

Nell'Archivio della Badia cavense vi sono ancora altre nove pergamene riguardanti Auletta dal 1182 al 1296. Diverse sono anche le notizie che si apprendono dai Registri Angioini. Galvano Lancia, zio di re Manfredi e partigiano di Corradino, si era impadronito di Auletta. I baiuli locali, col pretesto che gli ufficiali di Galvano Lancia avevano esatto il diritto di fida dalle famiglie di S. Maria di Pertosa, premevano sui vassalli che avevano il diritto di pascolo su terre e montagne di Auletta. L'abate Amico si rivolse al re, allora nel castello di Nocera, i1 quale (12 settembre 1267) scrisse al giustiziere d'impedire che g1i abitanti di S. Maria di Pertosa venissero ulteriormente aggravati. Re Carlo I aveva concesso anche Auletta (Lucera, 3 maggio 1259, XII) al primogenito del conte di Fiandra, per cui l'ordine al giustiziere di far giurare fedeltà a Roberto o al suo procuratore dai vassalli di Eboli con i suoi casali, di Caillette, Auletta, Giffoni, Campagna e Buccino. Nel contempo ordinava al castellano di Giffoni di consegnare il castello con tutto ciò che conteneva al predetto Roberto, il quale lo doveva abitare con 1a sua famiglia. Ordini simili vennero rimessi ai castellani di Campagna, Eboli e Auletta, castelli tutti donati con le terre dipendenti. Oltre questi il re donò a Roberto di Fiandra anche Caillette (Quaglietta) e Buccino, finché il «karissimo genero» suo si fosse trattenuto nel Regno.

Poiché Roberto se ne tornò in Fiandra, il re ordinò che tutti i beni donati venissero avocati alla Curia regia, compresa Auletta che venne poi concessa a Guglielmo di Saccanvilla, consigliere reale, di cui ci sono pervenute diverse notizie, tra cui quelle che si riferiscono alla concessione del casale di Galli e del feudo di Magnabove. In seguito Guglielmo restituì al re, tra gli altri beni, anche Auletta chiedendo di poterli scambiare con Padula che era stata concessa al nobil uomo Bertrando del Balzo, conte di Avellino e da costui restituita. Il castello di Auletta, poi restituito da Guglielmo di Saccanvilla, venne concesso dal re a Guglielmo di Ernardi di Birano, signore di Campana. Il re, avendo appreso di alcuni trasferimenti di famiglie da Auletta a Potenza, ordinò ai predetti, tramite il giustiziere di Basilicata, di rientrare ad Auletta con famiglie e beni. E' notizia pure che Auletta avesse occultati 122 fuochi, per cui l'ordine di recupero di 30 once e 15 tarì.

Raimondo Berengario con parte di Gravina, aveva avuto pure Acquaviva ed Auletta. Pare che Giovannella, moglie di Mattia di Gesualdo avesse acquistato il feudo da Giovanna, primogenita ed erede del milite Giovanni Piletto, con il consenso di Margherita, moglie di Giovanni da Procida e matrigna di Giovanna. A Roberto, figlio di Mattia, fu dato l'assenso di succedere nella baronia al padre, che nel 1339 possedeva Caggiano, Auletta e Calitri. L’assenso fu fato anche a Giovannella, nel caso che il figlio le fosse premorto. Nel 1445 re Alfonso ordinò di regolarizzare una incerta questione fiscale del luogo.

Auletta era ben fortificata. Il Giustiniani, equivocando, afferma che fu assediata da Carlo V (4 luglio 1533) ed espugnata dopo venti giorni . Il Sacco  chiarisce che il villaggio ospitò Carlo V e il suo numeroso seguito di ritorno dall'impresa di Tunisi.

Nel 1649 comprò il feudo Nicola Ludovisio, principe di Venosa. Il 10 novembre 1714 su Auletta fu concesso il titolo di marchese a Luigi Vitilio. Da questo, con la terra annessa di S. Angelo le Fratte, tramite G. Battista, passò alla sorella Emanuela. Questa sposò Andrea di Gennaro, patrizio napoletano, il loro primogenito e successore (24 luglio 1798) fu Filippo Vitilio di Gennaro, ascritto al Libro d'oro di Napoli. Non avendo avuto discendenti, il titolo passò al secondo fratello Raimondo che sposò la nobile Rosa Revertera dei duchi di Salandra. L'unica erede, Emanuela Beatrice, sposò il nobile Antonio Castriota Scandeberg (n. 17 agosto 1810 - m. 2 dicembre 1899), da cui l'unico maschio Giovanni (n. 11 febbraio 1847), il quale con regie Lettere Patenti 4 aprile 1897 ottenne il riconoscimento tanto del titolo di marchese di Auletta, che del predicato di S. Angelo le Fratte. Fu ascritto al Libro d'oro della Nobiltà italiana, unitamente al figlio Francesco (n. 7 giugno 1875).


IL MASSACRO DI AULETTA

Tra il 27 e il 29 luglio 1861 la popolazione legittimista insorse in armi contro la regnante Casa Savoia. Questo portò, il 30 luglio ad una sanguinosa repressione da parte del Regio Esercito, che arrestò circa duecento insorti, ne uccise 45, tra cui un medico ed un sacerdote, e saccheggiò ed incendiò il paese.

San Donato da Ripacandida

17 agosto

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Sagra del Carciofo Bianco

25 aprile al 1 maggio 2024

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Festa del Fiume, Festa della Vita

29 giugno

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Mangiamo con i Contadini Percorso Gastronomico

13, 14 agosto

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Sagra dell’Uva

Seconda domenica di ottobre

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Pizzeria Braceria Reginella

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Agriturismo Auleto

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