L'opera dei turchi
PRIGNANO CILENTO - 2 aprile l'opera dei turchi Vai al Borgo

Tra le tante e antiche tradizioni tuttora vive nei paesi del Cilento, un ruolo particolare riveste la rappresentazione detta “Opera dei Turchi”, che si svolge a Prignano il lunedì dell’Angelo. La suggestiva Piazza del Plebiscito, su cui si affacciano la Chiesa madre e il palazzo marchesale della famiglia Cardone, è il palcoscenico di questa manifestazione, la cui origine risale alla notte dei tempi, profondamente legata com’è all’antichissima devozione dei prignanesi per San Nicola di Bari.

Si tratta di una rappresentazione teatrale in costume, che rievoca due miracoli attribuiti al Santo dall’agiografia ufficiale. Si recita a soggetto, perché non esiste un testo scritto. Tutti i prignanesi, però, ne conoscono le battute, che si tramandano oralmente di generazione in generazione.

Nel primo atto viene ricordato il miracoloso salvataggio di Diodato, un adolescente cristiano rapito dai Saraceni. La scena si apre con una tavola imbandita, dove un gruppo di Saraceni (chiamati genericamente “i Turchi”) si accinge a consumare un lauto pasto. A servirli è appunto lo sfortunato Diodato. In più occasioni il “Capoturco” lo provoca, invitandolo ad abiurare la sua religione e ad unirsi all’allegra compagnia. Diodato, però, rifiuta sdegnosamente l’invito, perché intende celebrare con il digiuno la festa di San Nicola di Bari, a cui è molto devoto. All’ennesimo rifiuto, il temibile Saraceno apostrofa duramente il giovane servo : “Ah, sciocco, sciocco! Se San Nicola fosse realmente un Santo miracoloso, verrebbe qui a liberarti dalla nostra schiavitù!”. A questo punto si compie il primo miracolo. Intenerito dalle esortazioni del fanciullo, il Santo invia un angelo a salvarlo, perché lo porti via, volando, lontano dalla schiavitù dei Saraceni, sbigottiti ed increduli per quanto avviene di fronte ai loro occhi. Questo è uno dei momenti centrali della rappresentazione. Un bambino vestito di bianco, appeso con un robusto gancio ad una carrucola che scorre su una fune, “vola” letteralmente dal campanile della Chiesa madre fino al palco dove si trova la tavolata dei Turchi. Diodato si aggrappa all’angelo e viene portato via. È questo il “volo dell’angelo”, che riempie di angoscia e stupore gli astanti, fin quando i due non approdano di nuovo sul campanile della chiesa, con le campane che suonano a festa.

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